L'ho dipinto come lo immaginavano gli antichi – e forse anche Francesco,
ancora un po' “primitivo” anche lui - l'auriga fulgente che attraversa i cieli
sul carro trainato dai cavalli divini; e come lo intravedo nei salmi, principe vittorioso e sposo innamorato che corre pieno di gioia al suo talamo.
Cito qualche stella lontana ed i sette pianeti, le une e gli altri obbedienti alle leggi che reggono la grande “machina” inventata dal Creatore, che “li muove” con infallibile signoria, Lui che ne ha misurato le distanze come un muratore terrestre “con una corda”; e ne ha dettato le relazioni e i percorsi.
La Terra, azzurra come la vedono i navigatori dello spazio, vicina alla Stella che le dona la vita.