Vestiti di bianco solo nei racconti pasquali, senza le ali che prenderanno in prestito da personaggi celesti che abitavano cieli pagani, con semplice apparenza di uomini, attraversano tutta la Bibbia come un popolo invisibile e parallelo alle generazioni terrestri, sempre implicati nelle cose degli uomini, solleciti e provvidenziali, portando messaggi celesti, intimando comandi, predicendo castighi, elargendo consolazioni.
Benevoli con gli obbedienti e letali ai ribelli, incoraggiando gli umili agli adempimenti più ardui, e sventando minacce di re.
Il primo che ebbe a che fare con gli uomini, un Serafino di fuoco, ha dovuto mettersi come una spada al cancello del Giardino perduto dalla disobbedienza di Adamo, fin che l'Adamo obbediente ne riaprisse il passaggio, morendo per noi.
Tre, che parlano come fossero uno, capitano sul mezzogiorno alla tenda di Abramo che si precipita al sacro compito dell'accoglienza dei forestieri che fa le civiltà antiche così più signorili della nostra.
Prepara per loro, anche lui confuso nella grammatica, il pranzo migliore che può offrire (e la Bibbia, così spesso avara di dettagli ce ne da le ricette) e si sente rinnovare l'assurda promessa di un figlio, lui quasi centenario con una sposa sterile, che ci ride sopra spiando dalla cortina.
Li segue poi, mercanteggiando con levantina insistenza in una scena magistrale da guitto napoletaano il castigo incombente sulle città del peccato e un perdono che non potrà essere dato, se nemmeno una decina di giusti vi abitano.
Quei tre che sono Uno e quell'Uno che è tre diventeranno nell'arte cristiana orientale l'adorabile icona del supremo mistero di un Padre, di un Figlio e di un Respiro di amore.
Uno passa tutta una notte a lottare sulla riva di un torrente con Giacobbe lasciandolo all'aurora non vinto ma zoppicante; e dandogli il nome nuovo e fatidico di “ Ha lottato con Dio”, con cui battezza un futuro popolo nuovo che sarà alleato e fedele, innamorato e disobbediente nei secoli, oggi ancora in lotta d'amore col Dio dei suoi padri.
Uno che si presenta come un giovanotto qualunque accompagna un bravo figliolo a cercare un toccasana per il papà accecato dallo sterco di un passero di passaggio. Lo aiuta a pescare un pesce, gli insegna a spalmarne il fiele sugli occhi incrostati del padre che tornano nuovi; e gli procura anche la moglie. Poi rivela il suo nome: Raffaele, Medicina di Dio, uno dei Sette che stanno accanto al Trono celeste.
Uno, guerriero, si erge come una macchina di difesa alle mura minacciate di Sion, e lancia fulmina dardi di peste sugli Assiri aggressori annientandoli come un Apollo castigatore.
Uno garantisce incolumità a tre ragazzi rinchiusi in una fornace infuocata nella quale si cala come un compagno di giochi, rinfrescando l'aria e rendendo innocue le vampe,anche se fiammeggiano fino all'altezza spaventosa di molti cubiti, arrostendo i carnefici. Loro invece, con il loro amico celeste, passeggiano, slegati i piedi, cantando; e ci lasciano nel Libro un canto con le cui parole noi lodiamo ancora oggi il Signore.
Daniele, che ce lo racconta, ne ha visto uno sulle rive del Tigri “ vestito di candido lino, con i fianchi fasciati di lamine d'oro, il suo corpo come topazio, il suo volto come la folgore, i suoi occhi come lampade accese, braccia e gambe, di bronzo incandescente, e la voce come molte voci”
Quando il Tempo è venuto, uno irrompe inatteso e gentile nella vita di una ragazza di Nazareth, innamorata di un giovane al quale, ormai promessa, appartiene; e la travolge con un annuncio impensabile: sarà madre di Colui che ha il suo Padre nei cieli, genitrice del Re promesso alla casa di Davide, il Signore del Regno eterno di Dio.
Chi era ce lo dice San Luca: anche lui, Gabriele Forza di Dio, uno dei sette più intimi nella sala degli splendori celesti.
Per la semplice obbedienza di quella fanciulla che cancella la disobbedienza di Eva la ruba allo sposo, cui sarà chiesto di continuare ad amarla, amando quel bambino non suo. ( Un altro angelo lo visiterà nei suoi sogni, incoraggiandolo ad una fedeltà senza precedenti, protagonista appartato di un inaudito disegno di Dio.)
Quando nascerà quel bambino sarà un angelo a darne notizia ai pastori veglianti sulle colline di Betlehem, che se ne spaventano, privilegiandoli delle primizie di una gioia “ che sarà offerta a tutti”. Poi subito una “moltitudine” di compagni si affollerà illuminando la notte e intonando un canto di gloria e di pace del quale un eco mi incanta nel Messia di Hendel, con il battito di mille piccole ali che mi fa pensare a quei celesti cantori come a degli angeli bambini, tutti eccitati e felici per una festa promessa da millenni. ( Di angeli bambini non ce ne parlano i teologi, ma musicisti e pittori si arrischiano a riempircene il cielo.)
Alcuni portano un po' di cibo nel deserto al Figlio dell'Uomo stremato dal lungo digiuno e dal triplice duello col Tentatore; altri se li immaginano i bizantini sulle rive del Giordano pronti come famigli solleciti ad asciugare e rivestire Gesù che ne esce nudo dopo il battesimo.
Luca, sempre attento alla misericordia, ci racconta che un altro si è messo vicino al Signore in quel giardino deserto nella notte del grande spavento senza svegliare gli amici dormienti, per confortarlo all'angosciante obbedienza.
E io me lo immagino asciugare con leggere mani celesti quel sudore di sangue e baciare con innamorata venerazione quella fronte già coronata di spine.
E sono grato all'evangelista che mi lascia sperare che quando l'ora verrà per me, anche il mio Getsemani avrà un amico, una carezza ed un bacio.
Giotto,l'Angelico e gli altri ne han visti alcuni che nessuno vedeva ,svolazzare come uccellini spaventati sul Calvario; e sono anch'essi angeli bambini, sconvolti e disperati per la morte di Dio.
Due spaventano alle prime luci di un mattino delle donne che si affrettano a un sepolcro per completare in qualche modo i servizi che si devono ai morti, per quell'amico seppellito in fretta senza nemmeno il tempo di lavarlo in quel tragico vespro pasquale.
Anche un poco avventate per le impazienze dell'amore, mentre si chiedono chi potrà dar loro una mano per rimuovere la grande pietra sigillata, se li trovano lì, abbaglianti di splendori solari, che le esortano a non avere paura con sorrisi di amici, sollecitandole a divulgare l'inimmaginabile evento, prime aralde di un annuncio che traverserà i secoli.
Altri due, uomini vestiti di bianco, distoglieranno i discepoli incantati a cercare il Signore nei cieli oltre ai quali è salito, rimandandoli a casa, perché vi aspettino nella irruzione del Fuoco l'inizio del tempo della testimonianza, fino al Giorno del ritorno glorioso del Signore.
Uno fa cadere le catene di Pietro nelle prigioni di Erode e lo conduce fuori, inconsapevole ed assonnato, per restituirlo alla chiesa, che deve imparare a non temere le inimicizie degli uomini e a fidarsi dell'amicizia di Dio.
Li chiamiamo Angeli, Messaggeri, e di messaggi sono infatti i corrieri, ma sembrano a volte essi stessi apparizioni dell'invisibile Dio, identificati con Lui, le cui parole pronunciano in prima persona. ( Una delle imprecisioni di cui è piena la Bibbia, che infastidiscono i censori di Dio e a me piacciono tanto.)
Non ne sappiamo molto, davvero, al di là dei racconti; e la nube luminosa che li avvolge ha incoraggiato generazioni di teologi a immagi- narne numerazioni e gerarchie, specializzazioni e collocazioni, che vanno dalle lucide considerazioni di Tommaso d'Aquino alle improbabili favole di più avventati indagatori del Mistero, reagendo alle quali maestri più ragionevoli ma privi di fantasia hanno indotto i cristiani a cancellarne la venerazione, come svalutato retaggio di un'epoca che, piena di luci com'era, continuiamo a chiamare oscura. (Pare tornino adesso di moda, ma ci tornano pericolosamente, sull'onda di informazioni che con le testimonianze del Libro hanno poco a che fare.)
Ne sappiamo comunque quel che ci basta: che sono cittadini di quella creazione invisibile che dichiariamo nel Credo, che vivono nei cieli di Dio senza il corpo e senza la morte, beatificati dagli splendori del Volto, come ci dice il Signore.
Sappiamo che Dio ce li manda vicini perché non camminando non inciampiamo nei sassi, perché ci difendano, ci guariscano e ci consolino,ci riparino dalle frecce nelle battaglie e dai contagi delle infezioni notturne e ci insegnino a calpestare senza paura i mostri del Male.
Il popolo umile del Signore ha amato pensarli come individuali custodi degli uomini, regalandone uno a ciascuno, prelevandoli con audace liberalità dai tesori di Dio, che dalle violenze dell'amore si lascia così volentieri saccheggiare.
Io al mio ci credo ancora come quando ero bambino, gli voglio bene e mi fido di lui, anche se chissà quante volte l'ho fatto piangere; e me lo tengo vicino. Mi capita anche di mandarlo in giro a dare una mano al mio posto a qualche amico lontano; e mi dicono che è proprio bravo. (Quando lo mando in trasferta, magari sto un po' più attento a scendere una scala e ad attraversare una strada.)
Uno la gente lo ha anche armato, nominando condottiero degli eserciti del Signore, ed è Michele, anche lui uno dei Sette, che porta nel suo nome di
Chi è come Dio? il suo compito di rivendicare la supremazia dell'Eterno.
A lui, abbattitore del drago come San Giorgio e Teseo, ha affidata la difesa della città terrestre di Dio, oggi ancora minacciata dai nemici, oggi ancora “ militante “ contro le aggressioni dell'Avversario; anche se un pacifismo approssimativo disarma tanti cristiani, convinti che non potendo essere nemica di nessuno la Chiesa non abbia nemici.
Quando cerchiamo di dipingerli, tributiamo loro un omaggio che inserisce anche noi in quella mirabile tradizione dell'arte cristiana che li fa cantare come uccelli multicolori nelle gabbie d'oro delle cupole bizantine, li fa danzare per noi con piedi leggeri nei girotondi dell'Angelico sui prati fioriti del giardino celeste, li convoca alle feste barocche come dei paggi adolescenti perfino un po' troppo belli, li accende come lampi improvvisi nelle allucinazioni del Greco, li fa volare con sostanza di nuvole nei sogni di Chagall e li intravede con umile esitazione nei disegni di Klee vicino alla morte.