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Per Luisa

  • 2010

Serie

Incontri

Descrizione

PER  LUISA

Ci sono due momenti nei brani del vangelo di Marco che abbiamo accostato
per la nostra lettura.
C'è un cielo che si oscura  nel meriggio facendo notte su tutta la terra,
mentre un uomo innocente muore su una croce, gridando la sua angoscia e l'orrore della morte.  
E c'è un'alba inattesa  che illumina un sepolcro vuoto, e l'annuncio inaudito
che quell'uomo ucciso è stato strappato alla morte.
Sono le due dimensioni di una visione cristiana del  vivere e del  morire
che può essere la nostra, se abbiamo l'ardire di fidarci di quell'annuncio.
Se ne siamo capaci, scopriamo che quella ingiusta uccisione è l'atto di amore
di un Vivente che si fa mortale per noi per condividere i nostri dolori e il
nostro morire, e che quella vittoria è offerta da quell'Amore anche a noi.
Quello che stiamo per celebrare è il sacramento di quella morte e di
quella resurrezione.
Con quell'uomo inchiodato viviamo il nostro dolore, quello di sentirci
esposti all'assalto della morte e quello anche più duro di patire l'assenza di coloro che amiamo quando ce li portano via.
Ma con quel Signore risorto la vinciamo, la morte, con la forza della Speranza.
Se siamo capaci di ascoltare l'apostolo che ci invita a guardare al di là delle cose visibili, che durano un momento, le cose che non si vedono, che sono    
eterne.
Non per una distrazione dalla vita, che è un dono che ci è dato e un compito che ci impegna, ma per oltrepassarla, nella patria dalla quale siamo esuli,
come un gregge smarrito, fin che non  troviamo il Pastore.
Quello che davvero ci accompagna e ci conduce, attraverso la notte
che ha  spaventato anche Lui, fino a una festa di vini nuovi e di canti.
Non parlavo tanto di queste cose con Luisa, la sorella che non ho avuto,
rispettando come cerco sempre di fare la laicità di tanti miei amici.
Com'era lei, così aliena dalle attitudini che rendono spesso così poco convincenti noi frequentatori di chiese, per le quali aveva una robusta antipatia, ereditata dai nostri vecchi e condivisa del resto anche dal Signore.  
Noi che abbiamo avuto il dono di viverle vicini, testimoniamo il suo rigore morale, la sua laboriosità, il suo umorismo, la sua schiettezza, la sua essenzialità – così rara oggi in un tempo di svagati e di chiacchieroni.
Il suo amore alla vita, che non le risparmiò prove e dolori ma le fu generosa
di affetti, di passioni di curiosità e di risate; lei che ha amato il mare e le montagne, la musica e i silenzi, la verità, l'eleganza e la bellezza,e fino all'ultimo ha goduto delle piccole gioie dei golosi, con spensierata indipendenza.
Per questo l'ho lasciata al Signore, anche piangendo, con sorridente speranza, sicuro che incontrandosi finalmente si sono piaciuti.
Renato Laffranchi - info@renatolaffranchi.it