Home > Opera > Scritti > Incontri > Paolo VI

Paolo VI

  • 2000

Serie

Incontri

Descrizione

Intervento tenuto a Brescia in un incontro sul Papa Bresciano, il I giugno 2000.

È abbastanza singolare per me che nel giro di otto giorni io mi trovi chiamato a dare una mia testimonianza su un tema che sembra ora riemergere fra tante altre attenzioni nella Chiesa di oggi, in rapporto al quale mi son trovato ad avere — da ormai mezzo secolo — i miei pensieri, le mie speranze, le mie delusioni: quello del rapporto della Chiesa stessa con gli artisti, con l’arte. Con la Bellezza.

Giorni or sono alla nostra Università, per sostituire un artista impossibilitato ad intervenire a un incontro che cercava di rispondere alla domanda: Quale bellezza salverà il mondo? — oggi invitato cortesemente dal Signor Presidente di questo Istituto in questa felicissima circostanza che ci ripropone tramite la pubblicazione di tutti i suoi interventi sul tema.

Il magistero splendido e ardito di Paolo VI.

Anche se un po’ imbarazzato per il lungo esercizio di un silenzio che mi esenta dall’intervenire a tavole rotonde e a dibattiti, ho cercato di dire qualcosa nell’incontro recente e cercherò di dire qualcosa stasera.

Comincerò da ciò che mi torna più facile e che mi riempie il cuore di gioia: la straordinaria occasione che mi è offerta di dare la mia umile e appassionata testimonianza a quel grande Pastore che il Signore ha suscitato per la sua Chiesa dalla nostra terra lombarda. 

È un amore antico, che mi si era acceso nel cuore quando giovane prete avevo visto e sentito in televisione in una lontana festa dell’Epifania la omelia inaugurale del nuovo Arcivescovo di Milano, che in cuor mio io avevo già eletto Papa.

Un amore che era diventato impegno e promessa nell’unico incontro che ebbi il bene di avere con Lui, grazie alla bontà del mio Vescovo, che Gli raccontava — più con affetto di padre che con oggettività di critico — le mie attività di pittore. Che fu un incontro con quei Suoi occhi indimenticabili, quando tenendo le mie mani fra le Sue, fortemente, mi disse parole che furono e restano un mandato, e che mi accompagnarono e mi sostengono ancora come un intimo conforto di grazia..

Un amore che potei dirGli in silenzio quando degli amici mi resero possibile avvicinarmi al Suo corpo nel lutto solenne delle Basilica di 

San Pietro nei giorni della Sua morte.

Vidi allora qualcosa che nessun amico mi disse di avere notato, una cosa piccola che quell’amore riaccese.

Su una delle suole delle sue scarpe leggere vidi un piccolo segno — come una piccola ferita — nel cuoio già quasi consumato; e fui pieno di ammaestramenti e di gratitudine, pensando al lungo andare di quel vecchio Pastore, ai passi ostinati e faticosi di quel Papa che aveva osato tutte le strade, tentato tutti i varchi, bussato a tutte le porte, pianto a tutti i rifiuti, per portare agli uomini l’Amore e gli uomini all’Amore.

Quanto Egli abbia cercato, onorato e rimpianto il fascino divino della Bellezza , quanto ne abbia domandato l’ausilio, senza il quale osava dire che il suo ministero sarebbe stato “balbettante ed incerto”, quanto abbia sognata e voluta una Chiesa capace di affascinare i cuori oltre e prima che di persuadere le menti, basta scorrere le pagine di questo libro per saperlo.

E per esserne nuovamente stimolati a considerazioni più sagge e ad azioni più vere.

Poiché ancora quei piedi benedetti sono in cammino sulle colline, ancora quel Pastore precede il gregge, troppe volte disattento e distratto.

Ancora l’Alleanza da Lui auspicata tra i servi delle Bellezza ed i servi del Mistero è da rinnovare e rifondare, come una fraternità dei servitori dello Spirito, come un segno convincente del Suo libero e multiforme operare in tutti i tempi dell’uomo e anche nel nostro.

Ma è una Allenza che richiede umiltà sapienza e coraggio fra i due contraenti. 

Che esige che gli artisti si rimettano a scuola, umili come sono i bambini e come sono sempre i grandi fra di loro. Che tornino alla scuola del grande Libro di Dio, alle cattedre dei grandi Maestri, all’ascolto interiore, al dialogo segrerto della preghiera, che riscoprano i contenuti, le illuminazioni, gli incanti del Mistero Cristiano, per farne messaggi e moniti e consolazioni per gli uomini d’oggi.

Che vivano il dono come servizio, i successi come incoraggiamenti, le delusioni come prove, che testimonino il distacco dal denaro, la regale emancipazione dalla superbia.

Che gli artisti si convertano.

E che si converta la Chiesa.

Che la Chiesa chiuda le sue porte al diluvio della banalità, all’inondazione del volgare, all’epidemia di bruttezza che infetta la civiltà del nostro tempo.

Che non si contenti di essere superattiva e pianificata, Marta instancabile e affaticata e troppo spesso delusa, ma si tenga docile, quieta e in ascolto.

Che ascolti il Vento e lo lasci soffiare, anche quando non sa dove soffia e da dove viene.

Che non si faccia complice di quella diffidenza verso la forma, di quella reticenza davanti alla bellezza, di quella specie di astiosità verso la grazia che fanno difficili le nostre convivenze, invivibili le città e meno convincente il Messaggio.

Che non confonda la concretezza con la mortificazione dello spirito, la sollecitudine per l’umano col disamoramento del divino, la semplicità con la sciatteria, l’accoglienza coraggiosa del nuovo con la dispersione avventata degli antichi tesori, ingenerando il timore di quello che proprio Paolo VI osò denunciare e nominare con severo ardimento come l’infiltrazione nel Santuario di un fumo infernale, addirittura come un tentativo di autodemolizione.

E poiché riflettiamo sull’arte e sul necessario contributo della Bellezza al suo ministero, bisogna che la Chiesa torni a garantire forme di vera bellezza, suggerimenti del Sacro, fascinazioni dell’Invisibile, nobiltà e splendore di segni alla sua liturgia.

Poiché se è vero che fuori dalla liturgia un’arte cristiana non trova l’ambito proprio della sua vocazione e la vera occasione del suo servizio, è anche vero che a sua volta la liturgia non si offre agli uomini come un segno della Presenza, una irradiazione del Mistero, e un invito di Dio, se non è arte della Bellezza, se non ne lascia trasparire gli incanti, se non porta sul Tabor, se non innamora.

Renato Laffranchi - info@renatolaffranchi.it