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Luigi Gorio

Serie

Incontri

Descrizione

Intervento in occasione della morte dell'amico Gigi Gorio.

Ci sono rare occasioni in cui non mi sento di parlare con la libertà con cui parlo di solito, ma mi sembra più rispettoso scrivere e leggere, anche per essere conciso - e preciso. 

Avevo qualche reticenza a farlo oggi, per non sembrare a qualcuno uno di quei preti che saltano addosso ai malati per conquistarne l’anima e qualche volta si vantano di conversioni in articolo mortis alle quali nessuno crede.

Ma me lo hanno domandato i familiari di Gigi ed io sono grato e onorato di poterlo fare. Di potergli dare la testimonianza che merita e che gli devo: quella ad un uomo giusto, ad un galantuomo come si diceva a casa mia, ad un uomo buono. 

Ad un uomo che senza una parola in questi ultimi mesi di frequentazione affettuosa e discreta mi ha dato una lezione di coerenza e di dignità addirittura romane, oggi dobbiamo dire così rare.

Un laico che ha assecondato senza saperlo la mia personale propensione verso quelli che infelicemente chiamiamo i lontani, visto che i miei pochi veri amici li trovo quasi sempre in quell’area extra moenia, o quanto meno alla periferia della Chiesa.

Propensione che mi è passata nel sangue dai miei vecchi e che tanti di questi “lontani” confermano, con titoli di onestà e di generosità verso il prossimo non sempre verificabili nei frequentatori di chiese.

Forse una inclinazione un po’ anomala in un prete, ma per la quale mi sono sempre sentito in buona compagnia, visto che le frequentazioni di Gesù non erano poi sempre così irreprensibili.

Qualcuno ieri mi ha domandato:”Come la metterà adesso Gigi col Signore?”Ho risposto che Gigi avrà trovato la cosa più facile di quanto avesse mai pensato e che il Signore da parte Sua saprà come cavar-sela. 

Tanto più che il Signore sa più di me che certe lontananze non sono da Lui, troppo poco conosciuto, ma dalle immagini che ne diamo, e tanti rifiuti non sono tanto di Lui quanto di noi, i Suoi agenti nel mondo.

Ed è per questo che non ho mai imputato ai miei amici lontani la loro lontananza come un peccato – anche se talvolta lo è – ma mi ha rattri-stato sempre come la perdita di un bene che avrei voluto condividere.

Perché non sentirLo vicino è come dover camminare sempre nella vita con i nostri piedi, quando a volte avremmo bisogno di essere presi in braccio, anche se abbiamo ottant’anni; dato che anche se non ne ab-biamo più l’innocenza e il candore un po’ bambini restiamo sempre. E noi vecchi lo sappiamo..

Io non so se quando morirò verrò subito risucchiato nella Gloria, o se dovrò domandare perdono al Signore per non averLo amato. È per questo che ci hanno insegnato fin da bambini a pregare per i nostri morti e con i nostri morti per tutta la vita.

Quelli di voi che pregano preghino per il nostro amico. 

Ma io sono sicuro che nel suo silenzioso passaggio egli non ha trovato la porta chiusa, ma il sorriso e l’abbraccio.

Oggi noi festeggiamo gli Angeli custodi. Al suo e al mio io ho affidato tutti i giorni Gigi, da quando abbiamo cominciato a conoscerci e a volerci bene, anche se non ho mai alzato la mia mano per benedirlo.Fino a ieri.

A loro affido adesso Carlina, Giovanni, Ghita, Anna e Marta, me stesso e tutti voi che siete qui.

Renato Laffranchi - info@renatolaffranchi.it