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Introduzione a La Follia e la Speranza

  • 2004

Serie

Omelie

Descrizione

Quando ero in seminario, un’ora alla settimana era dedicata a un corso di Sacra Eloquenza, residuo venerando ma poco utile di una straordinaria impresa in cui s’era impegnata la Chiesa, che dal 1500 in poi riformava saggiamente i contenuti e i modi della predicazione cattolica per renderla più rispondente alle necessità dei tempi nuovi; e che la impegna gravemente anche oggi nel difficile compito di un annuncio preciso e comprensibile dei messaggi di Dio.

In quel corso venivamo continuamente ed energicamente ammoniti di non diventare come quei disastrosi predicatori che «prima di predicare non sanno quello che diranno, mentre parlano non sanno quello che dicono e finita la predica non sanno quello che hanno detto».

Devo confessare che più o meno risparmiato dall’ultima di quelle deplorevoli congiunture, nelle altre due mi sono spesso dovuto riconoscere, senza nemmeno soffrirne troppo; e ne vedo adesso il risultato in queste prediche, che amici troppo benevoli hanno voluto stampare, spogliandole della complice occasionale volatilità del parlare. Visto che erano nate – e continuano a nascere – come parole parlate e quasi del tutto improvvisate al momento, con la libertà e la confidenza di un discorso a degli amici, come ho finito per sentire e per trattare i fedeli di San Nazaro, dove predico da cinquant’anni. Familiarità e improntitudine che – mi assicurano – le rendono ascoltabili, pronunciate alle Messe domenicali, ma che così fissate nella definizione della scrittura ne mettono a nudo l’insufficienza.

All’utilità di questa operazione non credevo, ma non mi sono “attivato” abbastanza – come si dice oggi – per impedirne l’attuazione, che ora mette in tavola il frutto poco appetitoso di quella loro ostinazione e della mia ignavia. Devo chiederne perdono prima a Dio e poi a chi si troverà fra le mani queste povere pagine, dalle quali riceverà poche luci e alla cui mensa troverà pochi sapori.

Mi consola un poco che grazie al lavoro generoso del curatore tanti passi dei Libri Santi offriranno all’attenzione di chi leggerà – da quell’inesauribile scrigno di tesori – le Parole alle quali mi riferisco parlando, delle quali le mie sono l’eco rauca e imprecisa; nella speranza che qualcuno se ne innamori – o almeno se ne incuriosisca, e vada a bere alle fonti.

Ci insegnavano allora che a tante nostre insufficienze, colpevoli e no, supplet Ecclesia, supplisce la ricchezza di grazia dei fratelli, in terra e in cielo. Io domando al Signore che supplisca Lui. Che accenda Lui nei cuori le luci che io non accendo, Lui senza la cui luce nessuna luce vediamo, che dia Lui sapori di vino alla mia acqua, invitando alla Sua Festa, fuori dalla cui gioia non c’è gioia. Perché ne venga comunque a qualcuno un po’ di bene.


Nella festa della Trasfigurazione del Signore, 6 agosto 2004
Al Vescovo della mia ordinazione, Giacinto Tredici, ai Vescovi suoi successori, ai miei Maestri

Renato Laffranchi - don@renatolaffranchi.it