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Il male e la libertà

  • 21 luglio 2002

Serie

Omelie

Descrizione

Se Dio è potente, se Dio esiste, perché sopporta tanto male, perché tollera tanta violenza, tante brutalità che si ripetono continuamente nella storia? Noi ne siamo anche più scandalizzati di tutte le generazioni precedenti, per quella illusione che noi adesso si sia più civili di chi ci ha preceduto, solo perché padroneggiamo la tecnologia. È un’illusione davvero: se sussiste il male, la tecnologia ci uccide e ci serve ad uccidere più barbaramente di quando si uccideva a sassate o coi bastoni o con le spade. E allora ecco lo scandalo: Dio dov’è? Perché questa specie di indifferenza di Dio innanzi alla quale quei servi di buona volontà domandano al Signore: che cosa hai piantato? Era del seme buono? Come mai il campo è infestato di erbaccia?. Egli risponde che è stato un suo nemico e sembra quasi rassegnato. Ma alla domanda sollecita dei servi «andiamo a strappare l’erbaccia?» si contrappone la pazienza di Dio, che accetta di inserire nel tempo il seme della sua Parola, il seme della Grazia, l’occasione del perdono.

Dio decide di donare addirittura la persona di suo Figlio, ponendolo in un mondo che non viene automaticamente ripulito dal male e che può restare immerso nel male, che resta immerso nel male, come ci dice Giovanni nella sua prima lettera. E anche Gesù indica in Satana il principe di questo mondo. Per questo la regalità di Gesù, la regalità di Dio sono quasi abusive, intromesse in un mondo che continuerà a rifiutarli fino alla fine dei tempi. Ma quando noi parliamo di Dio dovremmo parlarne tenendo conto delle prospettive e di quanto Lui afferma; in questo caso afferma esplicitamente che non vuole che, strappando dell’erbaccia velenosa, i servi strappino anche il grano. Si riscontra il pieno rispetto, quasi si potrebbe dire la venerazione, che Dio nutre verso la libertà dell’uomo fino all’ultimo momento, anche dell’uomo più colpevole, più criminale, più vergognoso.

Renato Laffranchi - don@renatolaffranchi.it